SGORBIA DOMUS

 

MAGGIO  2009  Laboratorio creativo con la pietra all Scuola Materna di Lerino (VI)

IL BAMBINO CON LA PIETRA IN TASCA”

Progetto per il laboratorio finalizzato alla conoscenza della pietra di Vicenza nel contesto palladiano e in simbiosi con la programmazione dell’anno scolastico 2008/09 con riferimento alla storia di Federico.

Il progetto prevede l’interazione manuale dei bambini con la pietra a alcuni utensili per lavorarla per ottenere un portalume a forma di topolino.

Federico


Materiali impiegati:




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IL BAMBINO CON LA PIETRA IN TASCA


Avevo sei o sette anni e con i miei compagni di gioco, decidemmo di fare dei ruderi di una vecchia fattoria demolita vicino casa mia, il nostro parco giochi personale.

Ai quei tempi non esisteva il parco giochi così come lo conoscete voi, con lo scivolo, le altalene, le aree con le scalette, le corde, i ponti sospesi e tutto quello che potete trovare in quelli vicino casa vostra.

In pratica, per capirci, giocavamo su una montagna che a noi sembrava altissima, fatta di mattoni, vecchie tavole, pezzi di ferro, vecchi tubi di piombo, vetri rotti e un sacco d'altre cose che ora non ricordo bene, ma di una cosa ho un ricordo ben chiaro, ricordo che c’erano delle pietre, non pietre qualsiasi, semplici sassoni, erano delle belle pietre bianche, delle pietre calde, non fredde come i sassi che usavamo con la fionda o che facevamo rimbalzare sull’acqua, toccandole, mi sembrava di sentirle respirare, se le carezzavo mi sembrava che ridessero e se le lanciavo contro qualcosa o quando toccavano terra sembrava emettessero un gemito di dolore, quando raccontavo questo ai miei amici, mi prendevano in giro mi dicevano che ero matto, che sognavo ad occhi aperti e che la mia fantasia correva più veloce del treno direttissimo che passava alle dieci e mezza dalla stazione di Lerino senza mai fermarsi.

Corsopietra

A giocare sulla montagna di macerie non ci andavo sempre con i miei compagni, a volte ci andavo da solo, e proprio in una di queste occasioni, rovistando, sotto una tavola trovai una vecchia sega arrugginita, la prima cosa che feci quale può essere stata...? tagliai la tavola, dalla tavola passai ad un tubo degli scarichi in piombo, lo rigai ma non sono riuscii a tagliarlo, il vetro? Direte voi, non ci pensai nemmeno, sapevo fin troppo bene che poteva essere pericoloso! Provai a tagliare un mattone, un bel mattone di argilla rossa, a lavoro finito ottenni due pezzi di mattone e un pugno di polvere rossa con la quale mi feci due segni sulle guance come gli indiani e immediatamente ho pensato: “ perché non taglio anche una pietra, ottengo della polvere bianca e mi faccio anche due segni bianchi sulla faccia?”, detto fatto! Mi misi di gran lena e cominciai a segare ma..., “Ahia, mi fai male”, mi bloccai subito impietrito, mi guardai in torno, non vidi nessuno e pensai che forse era vero che la mia fantasia correva veloce e riprovai a segare, “Ahia, mi fai male!” e contemporaneamente “Lasciala stare!” e un pò più in la “Sei impazzito?” e dietro di me “Insomma abbi un pò di rispetto per le pietre di Andrea”.

Non credevo ai miei occhi e alle mie orecchie, cinque piccoli topolini di pietra bianca mi circondavano, uno si fece avanti, mi fissò dritto negli occhi e mi disse:

“Io sono Federico, è da un bel pò di tempo che ti osserviamo, ti abbiamo visto rovistare nel nostro territorio e sappiamo che tra tutti i bambini che giocano qui tu sei l’unico che percepisce la nostra presenza”, mi stropicciai gli occhi, mi sturai le orecchie e mi diedi un pizzicotto, era tutto vero.

Federico continuò dicendo:

“Sappiamo che sai raccogliere i colori, le parole, il respiro del vento, l’odore della pioggia, il canto delle foglie che cadono in autunno, che sai carezzare dolcemente ma anche stringere con energia e... soprattutto sai che sapore ha la pietra”.

Io con gli occhi da pesce lesso e la bocca spalancata da cacciatore di mosche, ascoltavo rapito un topino di pietra che mi parlava e ne osservavo altri quattro che annuivano con aria furbesca.

“Noi siamo i custodi della pietra di Andrea, Andrea Palladio”, “Quindi: ”, proclamò Federico, “Noi ti autorizziamo a lavorare la pietra di Andrea e a soffiare nel vento la polvere che ne ricavi per continuare il suo sogno di una città bianca in un modo di tanti colori”.

Mi mise nella mano qualcosa e concluse: “Prendi questo piccolo topolino di pietra bianca, tienilo sempre con te, ti aiuterà nei momenti di difficoltà e gioirà con te nei momenti di felicità, ma soprattutto ti ricorderà che per lavorare la pietra di Andrea bisogna avere un cuore libero”.

topolini pietra

E voi, sapete che sapore ha la pietra?

Sapete raccogliere i colori? Sentite il respiro del vento? L’odore della pioggia? Il canto delle foglie che cadono in autunno? Riuscite a carezzare dolcemente ma anche stringere con energia?

E allora: Ta Daah!! anche poi potete lavorare la pietra di Andrea.

Corso pietra

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